La cooperazione tra Paesi come sicurezza e difesa

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I recenti fatti internazionali hanno spinto l’Europa a concentrarsi sulle politiche per la difesa, proponendo qualche soluzione in merito alla sicurezza dei cittadini dell’Unione.

Stando ai dati dell’Eurobarometro il 68% degli europei vorrebbe un’Unione più attiva nel campo della difesa e della sicurezza.

Il Parlamento europeo ha sempre sostenuto e incoraggiato la cooperazione europea, invitando gli Stati membri a una maggiore sinergia e a una condivisione di informazioni e risorse per garantire più protezione ai cittadini.

Tra le soluzioni consigliate:

  • Economie di scala: nel 2016, l’UE 28 ha speso 206 miliardi di euro per la difesa, superata dai 546 miliardi di euro degli Stati Uniti, e seguita dai 131 miliardi di euro della Cina.
    Ma a causa di una duplicazione delle spese per la difesa, eccedenze e ostacoli agli appalti, l’Unione spreca circa 26,4 miliardi di euro l’anno. Il Parlamento suggerisce che la spesa nazionale dei singoli Stati per la difesa arrivi al 2% del PIL, chiedendo loro, in aggiunta, di beneficiare di un’economia di scala, acquistando congiuntamente le risorse necessarie per la difesa.
  • Più investimenti: la crisi economica ha comportato una riduzione degli investimenti sia nel settore della difesa sia in quello della ricerca e sviluppo. Per questa ragione, il Parlamento, propone dei progetti di ricerca collaborativi. Inoltre, l’Unione potrebbe sostenere i Paesi che lavorano insieme.
  • Garantire la cooperazione: secondo i parlamentari europei, una maggiore cooperazione Ue è data principalmente da una volontà politica. I diversi sistemi di difesa degli Stati membri rappresentano un punto debole per gli Stati stessi. Il Parlamento invita, dunque, i ministri della difesa a formare un Consiglio per attuare una Revisione coordinata annuale sulla difesa.
  • Il panorama internazionale e la difesa reciproca: il terrorismo, l’insicurezza energetica, le novità geopolitiche all’interno e all’esterno dell’Unione, i cyber-attacchi evidenziano l’impotenza dell’isolamento degli Stati.
    A questo proposito, è bene ricordare la clausola di mutua difesa prevista dall’art. 42.7 del Trattato sull’Unione europea e dall’art. 5 della NATO. Nonostante il sostegno a una “autonomia strategica” a livello UE, il Parlamento crede che un’Unione europea della difesa rafforzerebbe la cooperazione dell’UE con la NATO.
  • Il futuro dell’Europa: dimensione sociale dell’Europa, globalizzazione, unione economica e monetaria, difesa e finanze, sono i temi specifici dei cinque documenti che la Commissione europea pubblicherà entro la fine di giugno in merito all’integrazione europea. Ogni documento rappresenta uno scenario possibile dell’Europa del 2025.

 

In merito a questo sensibile argomento il Vicepresidente del Parlamento europeo, David Sassoli, in una recente intervista ha dichiarato: “È possibile immaginare una difesa comune in questo momento. La nostra sicurezza dipende dalla nostra capacità di integrare i nostri sistemi di comunicazione e di intelligence. La collaborazione ci fa sentire più sicuri. Abbiamo gli strumenti per poter investire su questo: il Trattato di Lisbona ci dà la possibilità di creare una cooperazione rafforzata tra i Paesi”.

Il Parlamento e la Commissione sembrano dunque concordare sulla necessità di potenziare i settori della difesa e della sicurezza, in favore di una maggiore cooperazione tra gli Stati, che impedisca, o almeno ritardi, la nascita di un esercito europeo.

Leggi l’intero articolo su ecodaipalazzi.it

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